La fattura, in regime fiscale italiano, è il documento emesso da un'attività verso un altra (B2B) o verso il cliente (B2C) per una vendita. Nel compro oro la situazione è invertita: il privato (tu) vende all'attività. Quindi è il privato che 'vende', non l'attività; ma il privato non emette fattura perché non è soggetto IVA.
Per questo il compro oro emette un altro documento, chiamato nota di acquisto o ricevuta di vendita, che svolge le funzioni della fattura per questa specifica operazione (tracciabilità, prova legale, registrazione fiscale).
La nota di acquisto del compro oro contiene legalmente:
La nota di acquisto ha pieno valore fiscale: serve come prova della vendita e dell'incasso. Conservala almeno 5 anni (termine di prescrizione fiscale ordinario). Se l'Agenzia delle Entrate ti chiede chiarimenti sulla provenienza dei fondi del bonifico, la nota di acquisto è la prova che è denaro pulito da una vendita regolare di oggetti personali.
Tre copie vengono prodotte:
Caso speciale: se il venditore non è privato ma un'altra attività (es. una gioielleria che dismette stock, un orefice che vende scarti), allora la transazione è B2B e cambia tutto. In quel caso il compro oro può emettere ricevuta verso il fornitore o richiedere fattura, ma è regime professionale, non quello dei privati.
Se tu vuoi una fattura per la tua attività perché stai vendendo oro di proprietà aziendale, devi emettere TU fattura al compro oro (sei tu il venditore). Parlane prima col tuo commercialista.
Niente di grave. Il compro oro è obbligato a conservare la sua copia per 10 anni, e tu puoi sempre richiedere un duplicato mostrando documento d'identità. Inoltre il bonifico bancario è già una traccia: nel tuo estratto conto risulta l'accredito dal compro oro, con causale che cita 'acquisto oro/preziosi'. Quindi anche senza la nota fisica, c'è traccia della transazione.
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